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Forme di esistenza traumatica

Le forme di vita psicotica e le forme di vita ossessiva rappresentano dimensioni dell’esistenza possibili, soprattutto quando esperienza di vita violente, barbariche ed atroci si abbattono su personalità fragili e vulnerabili; allora, l’esperienza del terrore e della tortura emotiva e fisica fanno da catalizzatori verso un vissuto d’angoscia tale da essere intollerabile, sia psichicamente sia fisicamente. Quando le condizioni di sopravvivenza sono terribili e demolitrici, l’angoscia può assumere dimensioni scarnificanti e sconvolgenti, al punto da schiacciare ed annullare la dignità umana ed esistenziale di coloro che la sperimentano; vissuti simili frequentemente provocano una frattura che diventa il terreno sul quale si possono edificare le fondamenta della psicosi o della dissociazione.

Non sempre risulta facile definire se la condizione di violenza agita sia un elemento concreto e reale, e neanche importa ai fini della comprensione del dolore e del trattamento terapeutico, ma il suo percepito, il solo vissuto, la rende comunque tale, così come le sue conseguenze sulla vita interiore ed esistenziale.

L’esperienza di incuria può essere amplificata e risuonare ancor più straziante quando ci si rende conto della totale indifferenza e solitudine in cui questa è stata perpetrata: nessun familiare, nessun vicino, nessun insegnante, nessun compagno, nessuno volge lo sguardo, passando il messaggio di disinteresse di fronte alla disumanità. La solitudine, la perdita di ogni fiducia e la cancellazione delle relazioni interpersonali che ne derivano, portano a vivere la vita in condizioni di estrema sofferenza, per cui il solo modo di tollerare l’angoscia ed il dolore è rappresentato dalla costituzione del delirio e/o dello stato dissociativo.


Uno dei modi di sperimentare l’angoscia, analizzata secondo la prospettiva fenomenologica, sembra fissare l’uomo al passato e fargli vivere il futuro come ripetizione del passato impossibile da dispiegarsi diversamente: da un'esperienza trascorsa e rimemorata d'angoscia, in alcune situazioni di radicale sofferenza, non può prendere forma che un futuro divorato dal pericolo, che sia reale o immaginario. Il fluire delle cose e delle situazioni viene interrotto; l'immobilità e la pietrificazione si impadroniscono dell’esistenza, il passato non può essere oltrepassato, non si può andare oltre, non può essere liquidato, e non si è in grado di proiettarsi e di spostarsi nel futuro, soprattutto in un futuro costruttivo fatto di vita e possibilità.

L’esistenza rimane immobilizzata nelle sabbie mobili del passato segnato dal terrore, schiacciata dal peso opprimente dei ricordi e delle esperienze rinchiuse in un passato che continua a ripresentarsi, senza avere la possibilità di indirizzarsi verso nuovi orizzonti di vita e di esperienza. 

Il delirio, come la dissociazione, diventano dunque espressione di una condizione d’angoscia ancorata al passato e ai suoi ricordi terrorizzanti.


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